Il mercato occupazionale altoatesino si trova a un bivio demografico e strutturale. L’ultimo rapporto di Mercato del lavoro news, curato dal Servizio Mercato del lavoro della Provincia autonoma di Bolzano, scatta una fotografia nitida attraverso l’analisi di 79 comparti professionali: senza la manodopera estera interi settori rischierebbero la paralisi immediata, mentre l’invecchiamento progressivo della forza lavoro rischia di non trovare risposte né nel ricambio generazionale né nelle promesse dell’intelligenza artificiale.

La colonna portante: il peso dei lavoratori internazionali
Il dato sulla presenza straniera smentisce la narrazione di un apporto confinato a un unico livello di competenze, rivelando una polarizzazione netta agli estremi della piramide professionale:
- Servizi e accoglienza: Nelle mansioni ausiliarie del comparto alberghiero e della ristorazione, i cittadini non italiani costituiscono ormai quasi il 75% del totale dei dipendenti, rappresentando la spina dorsale dell’industria turistica locale.
- Ricerca e alta formazione: Sul versante opposto, il polo accademico evidenzia un elevato grado di internazionalizzazione: il 28,4% tra docenti universitari e ricercatori dipendenti ha cittadinanza estera (18,7% proveniente da Paesi UE e 9,7% extra UE).
Questa distribuzione sottolinea come la tenuta del tessuto economico e scientifico locale dipenda in modo strutturale dalla capacità di attrarre e integrare profili esteri lungo tutta la scala delle qualifiche.
Disparità di genere: la persistenza dei ruoli tradizionali
Dallo studio emerge una marcata segregazione orizzontale per genere, con percorsi di carriera che ricalcano schemi convenzionali e una mobilità tra settori pressoché inesistente (inferiore all’1%):
| Ambito di impiego | Professioni femminili prevalenti | Professioni maschili prevalenti |
| Principale | Impiegate d’ufficio e amm. (19,1%) | Impiegati d’ufficio e amm. (7,3%) |
| Secondario | Commesse (9,0%) | Addetti alla logistica (5,5%) |
| Terziario | Cameriere (7,9%) | Cuochi (4,2%) / Commessi (4,2%) |
Come rilevato dall’assessora provinciale al Lavoro Magdalena Amhof, la concentrazione femminile nei settori di cura, educazione e assistenza a fronte della prevalenza maschile nei comparti tecnici, artigianali e produttivi non limita solo il potenziale produttivo del territorio, ma alimenta disparità salariali durature con ripercussioni dirette sui trattamenti pensionistici futuri.
L’onda dei pensionamenti e i limiti dell’IA
La criticità più urgente riguarda il fabbisogno di sostituzione generato dall’invecchiamento demografico. Interi comparti di servizio pubblico presentano quote allarmanti di personale prossimo al ritiro:
- Collaboratori scolastici: Il 58,1% ha già compiuto 55 anni.
- Autisti di autobus: La quota di ultra cinquantacinquenni tocca il 39,6%.
A fronte di questa carenza, l’ipotesi che la tecnologia possa colmare i vuoti si scontra con limiti operativi concreti. Come evidenziato dal direttore del Servizio Mercato del lavoro Stefan Luther, l’automazione e l’intelligenza artificiale faticano a incidere proprio nelle professioni manuali, relazionali e di prossimità dove l’età media è più elevata. Senza un massiccio afflusso di giovani leve o una riorganizzazione delle mansioni, la sostituzione tecnologica resta, per questi ruoli cardine, un rimedio inapplicabile.
Fonte: il Dolomiti