In Italia ci sono oltre 2 milioni di giovani tra i 15 e i 34 anni che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione. Sono i cosiddetti NEET – acronimo di “Not in Education, Employment or Training”. Un fenomeno che non è nuovo, ma che negli ultimi anni è diventato sempre più difficile da ignorare.
Molti di questi ragazzi non sono semplicemente “sfaccendati”. Alcuni si prendono cura di un familiare, altri si sentono scoraggiati dopo ripetuti fallimenti, altri ancora si trovano in difficoltà economiche o vivono in zone dove le opportunità sono poche.
Per affrontare questa realtà è nato Dedalo, un progetto che unisce ricerca e intervento sul campo, promosso da Fondazione Gi Group con il supporto di vari enti tra cui l’Istituto Toniolo, Fondazione Cariplo e Compagnia di San Paolo.
Cosa fa Dedalo (e cosa ha scoperto finora)
L’idea di base è semplice: capire meglio chi sono i NEET, cosa li ha portati a questa situazione e come si può intervenire in modo efficace.
I primi dati raccolti mostrano un quadro complesso:
- Una parte è in cerca di lavoro da oltre un anno, senza risultati.
- Alcuni non cercano più perché pensano che non valga la pena.
- Altri sono impegnati in casa (soprattutto donne) o in situazioni familiari che impediscono l’autonomia.
Nel frattempo, molti programmi pubblici di supporto – come Garanzia Giovani – non riescono a intercettare chi è più in difficoltà, anche perché mancano strumenti per raggiungerli direttamente o per seguirli nel tempo.

Proposte e iniziative concrete
Dedalo ha iniziato a mappare le iniziative locali che già funzionano sul territorio. Ne ha individuate 20, che coprono la maggior parte delle aree con alta presenza di NEET.
Alcuni elementi ricorrenti in queste buone pratiche:
- Tutor e mentor che seguono i ragazzi nel tempo.
- Orientamento personalizzato, a partire dalle scuole.
- Supporto psicologico e sociale, oltre a quello lavorativo.
Tra le proposte avanzate dal progetto:
- Rafforzare il legame tra scuola e lavoro.
- Offrire orientamento già in età scolare.
- Unire formazione, mobilità e incentivi per chi rientra in un percorso attivo.
- Monitorare i percorsi nel tempo, per capire cosa funziona davvero.
Perché Dedalo (e perché ora)
Il nome Dedalo richiama il labirinto: una metafora efficace per raccontare la sensazione di smarrimento che tanti giovani vivono oggi. L’idea è creare strumenti per aiutarli a trovare una via d’uscita, non con soluzioni standard, ma con percorsi costruiti insieme, caso per caso.
Non è solo una questione di occupazione, ma di diritto a non essere invisibili. Se vogliamo un futuro sostenibile e inclusivo, non possiamo permetterci di lasciare indietro due milioni di persone.