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Il paradosso dei giovani lavoratori italiani

Il nuovo report ISTAT sul mercato del lavoro restituisce un quadro solo apparentemente positivo, con diverse criticità strutturali nell’occupazione giovanile che continuano a farsi sentire.

Rispetto alla media UE27, l’Italia mostra ancora pochi laureati, un forte mismatch tra titolo di studio e lavoro svolto e difficoltà nell’utilizzo efficace delle competenze nel mercato del lavoro.


Su circa 9 milioni di giovani tra i 20 e i 34 anni residenti in Italia, solo il 25,1% ha conseguito una laurea.

Il divario con l’Europa è netto, l’Italia registra 11,3 punti percentuali in meno di laureati rispetto alla media UE27.

Inoltre i laureati italiani da meno di tre anni hanno un tasso di impiego del 74,2%, contro l’84,9% registrato in Europa nello stesso gruppo. Il gap si riduce nel tempo, 87,4% contro 89,8% oltre tre anni dalla laurea, ma resta evidente un ritardo strutturale.


Oltre il 60% dei diplomati decide di non proseguire con l’università, principalmente per entrare subito nel mercato del lavoro. Anche tra chi si iscrive, quasi uno studente su quattro interrompe gli studi universitari per lavorare, una quota doppia rispetto alla media UE.

In particolare sono gli uomini ad essere più orientati all’ingresso immediato nel mondo del lavoro, mentre tra le donne pesa maggiormente l’incidenza delle responsabilità familiari.

Nel complesso, questi dati evidenziano una forte pressione verso l’occupazione giovanile immediata, che spesso sacrifica la qualificazione a lungo termine.


Il tasso complessivo di occupazione giovanile si attesta al 70,2%, ma le differenze risultano molto marcate lungo diverse dimensioni. In particolare:

  • tra uomini e donne il divario è significativo, con un tasso del 77,4% per i primi
    contro il 61,9% per le seconde;
  • tra chi possiede solo la licenza media, il gap di genere arriva fino a 34 punti
    percentuali;
  • sul piano territoriale emergono forti squilibri, con il Nord all’81,4%, il Centro al
    74,9% e il Mezzogiorno fermo al 54%;
  • la disoccupazione giovanile nel Sud sfiora il 20,5%, mentre nel Nord si attesta al
    6,3%.

La laurea contribuisce a ridurre sensibilmente il divario di genere, avvicinando i tassi di occupazione tra uomini e donne.


Il nodo più critico per l’occupazione giovanile italiana è il mismatch tra titolo di studio e lavoro svolto.

Il 33% dei diplomati e il 24,8% dei laureati si ritengono sovraistruiti rispetto alla mansione che ricoprono.

l fenomeno è più forte nei lavori precari e in alcuni settori come agricoltura, ristorazione e commercio, mentre istruzione e sanità mostrano maggiore coerenza.


La scelta del percorso formativo incide in modo significativo sulla qualità dell’occupazione giovanile. Gli indirizzi tecnici e professionalizzanti offrono generalmente sbocchi più coerenti rispetto ai licei. La sovraistruzione riguarda oltre il 40% dei diplomati con formazione generalista, mentre scende sotto un terzo per i percorsi tecnico-professionali.

Anche tra i laureati emergono differenze rilevanti, con i livelli più bassi di sovraistruzione nelle aree medico sanitaria e STEM, con tassi inferiori al 15%, mentre le discipline umanistiche e socio-economiche arrivano al 30%.

Solo il 31,2% dei diplomati italiani giudica il proprio percorso di studi molto attinente al lavoro svolto, tra i laureati la quota sale al 62,2%, ma resta ancora distante dagli standard europei.

Nel complesso, il mercato del lavoro giovanile mostra segnali di crescita, ma continua a essere segnato da forti squilibri. La sfida principale resta quella di migliorare l’allineamento tra formazione e occupazione.

Fonte: PartitaIva