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Lavoratori stranieri in Trentino, una presenza sempre più strutturale

In Italia i lavoratori dipendenti extracomunitari sono oggi poco meno di 2,2 milioni. Lavorano nei settori dove la manodopera italiana scarseggia, ovvero in agricoltura, edilizia, logistica, assistenza agli anziani, coprendo posti che altrimenti resterebbero scoperti.

Anche il Trentino non fa eccezione, con i lavoratori stranieri presenti nei campi durante la raccolta della frutta, dietro il bancone di un bar, su un ponteggio in un cantiere edile.

I dati del 2025 non lasciano spazio a dubbi e confermano che non si tratta più di un fenomeno temporaneo, ma di una presenza complementare, strutturale e sempre più indispensabile.


lavoratori stranieri

Nel 2025 i dipendenti stranieri in Trentino hanno raggiunto quota 38.778, su un totale di 225.485 lavoratori dipendenti. Significa che il 17% della forza lavoro dipendente è di origine straniera, un dato in crescita costante rispetto ai poco più di 29.000 del 2019.

Ancor più significativo è il dato sulle nuove assunzioni avvenute nel 2025, dove sono stati effettuati 173.821 avviamenti complessivi. Di questi quasi un terzo ha riguardato lavoratori stranieri.

Questi dati evidenziano come oggi i lavoratori stranieri non sono più una presenza marginale, ma sono anzi indispensabili nel mercato del lavoro.


I lavoratori stranieri in Trentino si concentrano in modo particolare in tre settori dove la manodopera italiana scarseggia in misura critica:

  • agricoltura: è il settore più dipendente dalla forza lavoro straniera, dove oltre il 39% dei dipendenti è di origine straniera, e nelle assunzioni stagionali questa quota sale al 65%. L’alta stagionalità e la natura usurante delle mansioni rendono il settore meno competitivo rispetto ad altri che offrono contratti più stabili, creando difficoltà crescenti nel reperimento dei lavoratori;
  • turismo e ristorazione: la crescente presenza turistica, con oltre 19,6 milioni di presenze nel 2024, sta trainando la crescita del settore, con gli occupati aumentati del 13,6%. I lavoratori stranieri pesano per oltre il 30%, con 18.479 nuove assunzioni nel 2025, pari al 32% del totale. Nonostante questo apporto, le difficoltà di reperimento continuano ad aggravarsi, con i profili considerati “di difficile reperimento” passati dal 20,9% del 2019 al 61,9% del 2024;
  • edilizia e industria: nel settore delle costruzioni la componente straniera arriva al 23%, mentre nell’intero settore secondario i lavoratori stranieri hanno rappresentato il 34,6% di tutte le nuove assunzioni del 2025.

La crescita dei lavoratori stranieri in Trentino nasconde però una fragilità strutturale che i dati rendono evidente. Rispetto ai colleghi italiani, i lavoratori stranieri sono esposti a condizioni contrattuali significativamente più precarie.

Il 31,6% lavora con contratti a termine, quasi il doppio rispetto al 17,6% degli italiani. In aggiunta, il 48,1% ha un’anzianità aziendale inferiore a un anno, un segnale di forte turnover e scarso radicamento nelle imprese.

Un altro fattore critico per i lavoratori stranieri riguarda i profili lavorativi che ricoprono. Oggi, essi rappresentano un terzo delle figure a bassa specializzazione (low skill) dell’intero fabbisogno provinciale.

Si registra però un aumento della presenza straniera anche nelle professioni a media qualifica (medium skill), dove oggi ricoprono il 14,9% delle posizioni.

Una realtà che racconta una crescita numerica importante, ma ancora fragile sul piano della qualità e della stabilità lavorativa.


Nonostante queste fragilità, i lavoratori stranieri restano una risposta necessaria a un problema ben più profondo. In Trentino il principale ostacolo per le aziende non è la mancanza di competenze, ma la mancanza fisica di personale.

Il mismatch quantitativo, cioè la pura e semplice carenza di candidati, indipendentemente dalle competenze, è passato dal 16,1% del 2019 al 40,2% nel 2025. Questo significa che 4 posizioni su 10 restano scoperte non perché i candidati siano inadeguati, ma perché non si presenta nessuno per ricoprire quella posizione.

Il mismatch qualitativo, legato all’inadeguatezza delle competenze dei candidati rispetto a quanto richiesto dalle aziende è anch’esso in crescita, ma incide in misura molto minore, attestandosi al 12%.

C’è quindi un divario formativo, ma il freno principale all’economia tretnina, oggi, è prettamente demografico e numerico.


Il quadro che emerge è quello di un mercato del lavoro che sta progressivamente cambiando. L’invecchiamento demografico e la riduzione della popolazione in età lavorativa rendono inevitabile una dipendenza crescente dalla manodopera straniera, a tutti i livelli di qualifica.

Per le aziende, la sfida principale sarà riuscire ad impostare una pianificazione strategica del fabbisogno di personale, invece di rincorrere le emergenze, mappando in anticipo i profili necessari e investendo in formazione diretta sul posto di lavoro.

Per i lavoratori stranieri in Trentino, serve costruire una maggiore stabilità contrattuale e dei corridoi di ingresso strutturati. Non basta attrarre manodopera dall’estero, ma il territorio deve diventare attrattivo anche sul piano abitativo, sociale e dei servizi, perché chi arriva cerca una stabilità di vita, non solo un contratto.

Oggi la domanda si concentra principalmente sulle figure a bassa qualifica, nei prossimi anni la vera sfida sarà attrarre anche profili specializzati, capaci di sostenere la competitività delle filiere produttive trentine.

Solo un approccio integrato tra politiche del lavoro, formazione e sviluppo territoriale può trasformare il mercato del lavoro da un sistema che rincorre le emergenze a un ecosistema capace di pianificare il futuro.

Fonte: Il Dolomiti