Ogni anno l’indagine del Sole 24 Ore sulla Qualità della vita nelle province italiane è un termometro del benessere del Paese. E l’edizione 2025 non fa eccezione: conferma tendenze storiche, racconta nuove dinamiche territoriali e mette in luce un’Italia che, pur tra contraddizioni e disuguaglianze, prova a migliorare.

Trento ancora capitale del benessere
La protagonista della classifica 2025 è Trento, che torna al primo posto dopo un anno di inseguimento. Una vittoria che sa di conferma: la provincia autonoma si distingue da tempo per indicatori solidi in quasi tutte le sei macro-aree analizzate — dalla sicurezza alla sostenibilità, passando per demografia, servizi e performance economiche.
Il risultato è anche in perfetta sintonia con la percezione dei cittadini: secondo l’ultima indagine Istat, oltre il 61% degli abitanti di Trento e Bolzano si dichiara soddisfatto della propria vita quotidiana. Un allineamento raro, perché la percezione soggettiva spesso diverge dai dati statistici. Non in questo caso.
Un podio tutto alpino: Bolzano e Udine completano la triade
Subito dietro Trento si posiziona Bolzano, una presenza costante ai vertici fin dagli anni ’90. La provincia altoatesina continua a essere un modello soprattutto nel comparto “Affari e lavoro”, trainata da un primato poco comune in Italia: un tasso di natalità superiore alla media nazionale.
Al terzo posto troviamo Udine, che rimane stabilmente nelle posizioni di eccellenza grazie a investimenti mirati in ambiente, servizi e innovazione energetica. Per densità di impianti fotovoltaici, ad esempio, è tra le migliori realtà del Paese.

La top 10 parla (quasi) solo dialetto del Nord
La parte alta della classifica continua a essere dominata dal Nord e in particolare dall’arco alpino. Oltre al podio, troviamo province dinamiche come Bergamo, Treviso, Padova e Parma, insieme a due grandi metropoli: Bologna e Milano.
- Bologna brilla in “Demografia, società e salute”, anche grazie al suo ecosistema universitario.
- Milano consolida la sua leadership in ricchezza, consumi e affari: resta una capitale economica, pur con i limiti che ogni grande città deve affrontare.
L’unica grande assente dalle prime posizioni è Torino, che migliora ma rimane nella metà inferiore della graduatoria.
Roma: la risalita più sorprendente
Tra le grandi città, Roma è il caso più interessante. La Capitale recupera 13 posizioni e si piazza al 46° posto. Merito di una migliore attrattività culturale, di un mercato del lavoro più vivace e di un rafforzamento dei servizi legati agli studi universitari. Un segnale positivo in un contesto metropolitano tradizionalmente complesso.
Bene anche Genova, in crescita di 11 posti, e Firenze, che mantiene una posizione stabile.

Sud ancora fanalino di coda
Se il Nord domina, il Sud continua a soffrire. Le ultime 22 posizioni della classifica sono occupate da province meridionali. La prima realtà del Mezzogiorno è Cagliari, che si ferma al 39° posto.
Il divario territoriale resta una costante, nonostante:
- un costo della vita più accessibile,
- un clima più favorevole,
- e gli investimenti legati ai fondi europei e al PNRR.
Ancora una volta, Reggio Calabria chiude la classifica: segnale di criticità radicate e difficili da superare senza interventi strutturali.
Un Paese che migliora, ma non abbastanza
Guardando ai trend nazionali dell’ultimo anno, emergono due facce della stessa medaglia.
I miglioramenti:
- retribuzioni in crescita (+703 euro medi annui),
- aumento dell’occupazione,
- più investimenti in sostenibilità,
- più impianti fotovoltaici su tutto il territorio.
Le criticità:
- natalità in calo,
- produttività industriale in sofferenza,
- export in diminuzione,
- giustizia civile più lenta,
- offerta culturale in ritirata.
Sono segnali di un Paese che tenta di reagire, ma che porta ancora il peso di problemi storici: invecchiamento, stagnazione demografica, fragilità produttiva, divari territoriali.
Cosa ci racconta davvero questa classifica
La Qualità della vita non è un semplice elenco di numeri, ma un racconto complesso: quello di un’Italia che vive trasformazioni profonde, tra slanci innovativi e ostacoli strutturali.
L’edizione 2025 ribadisce un punto chiave: il benessere non è distribuito in modo uniforme. Le piccole province, specie dell’arco alpino, continuano a offrire un modello di sostenibilità, servizi e vivibilità che molte città più grandi faticano a raggiungere.
Allo stesso tempo, segnali come la risalita di Roma e la tenuta di Milano e Bologna suggeriscono che le grandi aree metropolitane stanno investendo — e raccogliendo i primi frutti.