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Quanto pesa l’assenza dell’Italia ai mondiali?

La terza esclusione consecutiva dell’Italia dai Mondiali non è solo una delusione sportiva, ma è un vero e proprio danno all’economia del Paese.

Con la rassegna iridata che si giocherà tra Stati Uniti, Messico e Canada, l’assenza degli azzurri si misura in centinaia di milioni di euro e migliaia di posti di lavoro mancati, con ricadute sui consumi, sull’occupazione e sul gettito fiscale.

Secondo un’analisi di OpenEconomics, la mancata qualificazione ai Mondiali 2026 ha prodotto uno shock della domanda pari a 222 milioni di euro, cifra che rappresenta la spesa interna che non si materializzerà.


Il danno complessivo per il Pil italiano è pari a oltre a 320 milioni di euro.

Si tratta della ricchezza che il Paese non genererà, considerando l’intera filiera collegata ai grandi eventi sportivi; dall’intrattenimento al commercio, dal turismo alla vendita di elettronica, fino ai consumi nei bar e ristoranti durante le partite, alle scommesse, al merchandising e ai premi sportivi.

Anche il mercato del lavoro ne risente in modo concreto. Si stima che quasi 4mila posti di lavoro a tempo pieno non verranno creati.

È l’occupazione stagionale e temporanea, quella tipica dei grandi tornei internazionali, che verrà a mancare, come:

  • Personale di bar e ristoranti;
  • Operatori del settore turistico;
  • Addetti a vendite e merchandising.

Il calo dell’attività produttiva si traduce anche in una riduzione dei redditi delle famiglie, stimata in 313 milioni di euro, mentre le casse dello Stato perdono circa 89 milioni di euro tra imposte dirette e indirette.


Restare fuori dal torneo significa anche rinunciare ai premi di partecipazione della Fifa.

L’edizione 2026 mette in palio complessivamente 727 milioni di dollari da distribuire alle federazioni, in netta crescita rispetto ai 440 milioni dell’edizione precedente.

L’Italia resta tagliata fuori da questa fonte di ricavi diretti, un’esclusione che pesa ancora di più considerando l’allargamento del torneo a 48 squadre, con conseguente aumento delle occasioni di visibilità internazionale e ritorno economico per chi vi partecipa.


L’assenza ripetuta dalla competizione più seguita al mondo intacca anche e soprattutto l’attrattività del
sistema calcio italiano.

I benefici sociali non realizzati vengono stimati in circa 1,5 miliardi di euro. Questa cifra racchiude
elementi difficili da misurare ma reali, come:

  • Il valore del tempo libero condiviso davanti alle partite
  • La coesione sociale generata dai grandi eventi collettivi
  • La visibilità internazionale che ne deriva per il Paese

Una quota rilevante, pari a 715 milioni di euro, è legata alla cosiddetta legacy nazionale, cioè agli effetti reputazionali e di attrattività che derivano dal partecipare a un evento globale come i Mondiali 2026.

La reputazione del calcio italiano, infatti, si è indebolita agli occhi di investitori, sponsor e appassionati.


I numeri raccontano una storia che supera la delusione sportiva. La mancata qualificazione si traduce in meno occupazione, meno consumi, meno gettito fiscale e un indebolimento dell’immagine del Paese sui mercati internazionali.

Per un sistema economico che ruota sempre più attorno a grandi eventi e visibilità globale, la terza assenza consecutiva dell’Italia dai Mondiali lascia un vuoto economico e d’immagine che il Paese porterà con sé per i prossimi anni.

Fonte: QuiFinanza