Dopo mesi di trattative, è stato siglato all’Aran il rinnovo del contratto collettivo nazionale per il comparto Scuola relativo al triennio 2022-2024. L’accordo coinvolge circa 1,3 milioni di lavoratori, tra docenti e personale Ata, e prevede aumenti medi di 150 euro al mese su tredici mensilità.
Un’intesa accolta con favore dalla maggior parte dei sindacati — Cisl, Uil, Gilda, Anief e Snals — ma non dalla Flc Cgil, che ha scelto di non firmare il contratto giudicandolo “insufficiente” e “penalizzante” per il potere d’acquisto dei lavoratori.
Cosa prevede il nuovo contratto
Gli aumenti variano in base al ruolo e all’anzianità di servizio:
- Docenti: da 150 fino a 185 euro medi mensili;
- Personale Ata: circa 110 euro medi mensili;
- Ricercatori e tecnologi: fino a 240 euro medi mensili.
Il rinnovo prevede inoltre arretrati che possono raggiungere quasi 2.000 euro per i docenti e 1.400 euro per il personale Ata. È anche prevista una “una tantum” finanziata con 240 milioni di euro stanziati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.
A ciò si aggiungono ulteriori misure economiche, tra cui:
- la detassazione del salario accessorio (fino a 140 euro una tantum);
- l’incremento del bonus per le lavoratrici madri, portato a 60 euro mensili;
- e il taglio del cuneo fiscale, che dovrebbe tradursi in un beneficio annuale fino a 850 euro.

Valditara: “Risultato storico per il personale scolastico”
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha salutato la firma come un “risultato storico”.
“Per la prima volta nella scuola italiana garantiamo continuità contrattuale – ha dichiarato – e ci sono tutte le premesse per chiudere presto anche il contratto 2025-2027. Con tre rinnovi in un solo mandato di governo, si raggiungerebbe un traguardo senza precedenti”.
Valditara ha inoltre rivendicato il ritorno di attenzione verso il personale della scuola dopo anni di blocco contrattuale:
“Gli stipendi erano fermi dal 2009 al 2018. Oggi restituiamo rispetto e dignità a chi lavora per l’istruzione dei nostri giovani”.
Il ministro ha poi annunciato l’introduzione, da gennaio 2026, di una nuova assicurazione sanitaria con rimborsi fino a 3.000 euro l’anno, oltre a una copertura contro gli infortuni sul lavoro a carico dello Stato.
La protesta della Flc Cgil: “Aumenti che non coprono l’inflazione”
Toni ben diversi arrivano dalla Flc Cgil, che ha rifiutato di sottoscrivere l’intesa. Secondo il sindacato, gli incrementi previsti “coprono meno di un terzo dell’inflazione del triennio” e dunque determinano una “riduzione reale dei salari”.
La Federazione dei Lavoratori della Conoscenza annuncia nuove iniziative di mobilitazione e la richiesta di ulteriori risorse nella legge di bilancio 2026, tuttora in discussione.
“È necessario fermare una politica che impoverisce chi lavora nella scuola, nell’università e nella ricerca”, afferma la nota del sindacato.
Verso il contratto 2025-2027
Con il rinnovo appena firmato, si apre già la strada al prossimo ciclo di contrattazione per il triennio 2025-2027. Se l’intesa dovesse arrivare entro pochi mesi, l’attuale governo potrebbe effettivamente completare tre rinnovi consecutivi, un fatto mai avvenuto nella storia della scuola italiana.
Ma resta il nodo principale: quanto questi aumenti basteranno davvero a colmare il divario tra stipendi e costo della vita?
Mentre il governo parla di “continuità e rispetto”, la Flc Cgil denuncia un sistema che “non valorizza a sufficienza il lavoro educativo”.
La sensazione, come spesso accade, è che la scuola rimanga un terreno di scontro non solo salariale, ma anche simbolico: quanto vale davvero, oggi, il lavoro di chi forma le nuove generazioni?
Fonte: RaiNews